UNA CRITICA SOCIALISTA ALLA CENSURA CINESE

Di Xalkas_ITA 2K, 7 maggio 2026

Con questo articolo voglio affrontare il tema della censura in Cina, ma lo faccio dalla mia prospettiva, che non è un punto di vista di un libtard occidentale, bensì è la posizione che prende un marxista-leninista italiano.

Partiamo dal presupposto che la censura nei paesi socialisti è essenziale per contrastare le degenerazioni borghesi e falsità messe in circolazione da anticomunisti sia all'interno di un paese che fuori da esso. E' per questo che ritengo giusto e lecito un sistema restrittivo come quello adottato dalla Cina e da altri paesi socialisti (Unione Sovietica, RPDC, Albania durante il mandato di Enver Hoxha, ecc...). Ciò non contrasta la democrazia, bensì la rafforza perché impedisce ai controrivoluzionari di effettuare manipolazioni.

Tuttavia, sebbene non condanni l'idea di base, ritengo che ci siano alcune critiche da effettuare nel lato pratico. Le critiche che rivolgo al sistema di censura cinese possono comunque essere influenzate dal mio punto di vista italiano (seppur non liberale). Per esempio, sembra che sui social cinesi la satira politica nei confronti dei leader rivoluzionari sia molto limitata, anche se parliamo di caricature sullo stile "tecnezioso", ossia immagini casuali inserite come tributo anziché critica.

I miei contenuti video sono il primo esempio che mi viene in mente: Ho spesso inserito Mao Zedong e Xi Jinping nei miei video, spesso casualmente (come nel caso delle traduzioni sballate o nelle copertine di Videogiochi Tarocchi Cinesi), oppure celebrandoli come i buoni nel contesto della lore tecneziosa. E' raro che i cinesi, sui loro canali social, realizzino contenuti simili ai miei o possano avvicinarsi alla mia ironia, e personalmente penso che entri in gioco anche il culto della personalità. Va anche detto che la mia ironia si rivolge ad un pubblico italiano, poiché i miei contenuti vogliono creare un ponte tra i meme, il nonsense e la controinformazione italiana, questo perché l'Italia, contrariamente alla Cina, non è in paese socialista avanzato, ma è un paese capitalista in cui regna ancora tanta ignoranza scaturita dalla propaganda anticomunista locale, promossa da televisioni, giornali, influencer, ecc....

Con questo voglio anche affermare che avevo tentato in passato di pubblicare i miei video su BiliBili, ma mi sono stati censurati, confermando così il mio pinto di vista sulla censura cinese. Non tutto quello che pubblico sui social cinesi è soggetto a censure, però questa è la prova che la mia ironia non è adatta al contesto cinese e deve rimanere legata al contesto della controinformazione in Italia. E' un problema? Non più di tanto, in fondo ho provato BiliBili solo perché ero in cerca di alternative a YouTube, non per reale approccio all'internet cinese.

Voglio usare questo articolo anche per smentire un grande falso mito che circola in occidente riguardante la censura cinese: in occidente viene spesso confrontato il personaggio di Winnie The Pooh per paragonarlo all'attuale leader cinese Xi Jinping. In reazione di ciò, è convinzione comune sostenere che la Cina abbia bandito il film di Winnie The Pooh a causa di questo meme. In realtà Winnie The Pooh (小熊维尼) compare regolarmente nelle ricerche dei principali siti web cinesi (Baidu, Baike Baidu, BiliBili, Rednote, Douyin, ecc...). E' tuttavia vero che l'internet cinese ha limitato la circolazione di meme che paragonano l'orsetto giallo al leader cinese. Personalmente non capisco cosa ci sia di sbagliato in un paragone del genere, non ci trovo nulla di offensivo o di controrivoluzionario, anche perché il meme gioca principalmente sulla somiglianza fisica tra Xi e Winnie.

Un'altra critica da rivolgere alla censura cinese è come sia stato affrontato da parte cinese il caso della v-tuber Kiryu Coco: In Cina scoppiò un caso mediatico nazionale a causa del fatto che la v-tuber abbia controllato in diretta le statistiche inerenti alle sue visualizzazioni sui social occidentali che riportano la Cina ed il territorio occupato di Taiwan come stati separati.
Non intendo scendere nei dettagli sulla vicenda, poiché le uniche fonti che ho in merito sono i fan occidentali della streamer nipponica, allora affiliata ad Hololive, e dovrei quindi dare un'occhiata anche alla documentazione cinese sul caso, l'unica cosa che posso affermare è che la separazione tra Taiwan e Cina nelle statistiche dei dati su piattaforme come YouTube e Twitch è da attribuire esclusivamente ai gestori di tali piattaforme, quindi a Google ed Amazon, e non a chi utilizza tali servizi.

In conclusione, la censura telematica in Cina è presente ed ha ragione di esistere, però bisogna ricordare che i social cinesi sono pensati per un pubblico cinese, e non per gli ambienti italiani legati alla controinformazione. Inoltre non mancano casi in cui il sistema viene abusato, ma questi potrebbero comunque essere solo dei miei pregiudizi da italiano. In ogni caso, la scelta spetta ai Compagni cinesi, e se a loro va bene così non ho nulla in contrario, almeno sono scelte che fanno come popolo libero e sovrano, a differenza nostra che siamo sotto occupazione angloamericana ed europea.

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