


Questo articolo è stato ripubblicato sulla rubrica XitSoft della RASI (Rete Associativa per il Socialismo Italico), ma non è stato ripubblicato sul sito ufficiale della Xitsoft fino ad oggi (31 dicembre 2025). Il sito della RASI non riporta la data ufficiale della pubblicazione dell'articolo.
Di Niccolò Monti

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Anatolij Ivanovič Kitov e Viktor Michajlovič Gluškov. Due nomi che probabilmente in pochissimo conosceranno. Sono due informatici sovietici che hanno ideato e progettato la prima rete internet della storia. Prima di ARPANET, molto prima. Una storia la loro poco raccontata, per certi versi sconosciuta, ma affascinante e che dimostra quanto in Unione Sovietica innovazione e progresso non siano mai mancati e che poteva anche anticipare il futuro. Non è una storia con un lieto fine, che mette in luce non solo la vitale società scientifica sovietica, ma anche la poco lungimirante e incancrenita burocrazia dello stato.
Inizia tutto nel 1956 quando Kitov, che lavorava per il Ministero della Difesa come responsabile tecnico militare, pubblica il libro Ėlektronnye cifrovye mašiny (Macchine digitali elettroniche), ritenuto essere il primo testo di informatica dell’URSS. Nel suo libro Kitov teorizza la progettazione e costruzione di una automazione del controllo dell’economia pianificata socialista tramite l’utilizzo di elaboratori elettronici. L’Accademia delle Scienze sovietica sempre nel 1956, tramite il direttore Isaak Bruk discusse e approvò le idee di Kitov. Nel 1958 Kitov pubblica un primo testo tramite la Znanie, una organizzazione per la diffusione della conoscenza politica e scientifica in cui esplicita il piano.
L’informatico proponeva la creazione di un sistema per la gestione dell’economia sovietica unificato in una sola rete informatica. Si apriva così in URSS la prima strada verso una completa automazione del lavoro d’informazione e dei processi di gestione e pianificazione amministrativa. Centri di calcolo e primi computer esistevano già in Unione Sovietica, utilizzati in campo civile ma soprattutto in campo militare. Tutti questi computer non erano collegati tra loro e lavoravano su singole operazioni. Con il supporto dell’Accademia delle Scienze, Kitov decide di fare un passo importante.
Il 7 gennaio 1959 scrive una lettera al Segretario Generale del PCUS Nikita Kruscev, dove esplicita nel dettaglio il progetto dell’unificazione dei computer sovietici. Il sistema si chiamava “Rete statale unificata di centri informatici”, acronimo in russo EGSVC. L’intenzione era quella di cambiare mezzi e metodi della pianificazione economica tramite un controllo informatico automatizzato e centralizzato. Proponeva quindi l’installazione di elaboratori informatici in tutte le strutture e i settori dell’economia e unificare in un singolo centro di controllo nazionale tutti i dati che sarebbero stati raccolti da tutto il paese. Un cambio di passo considerevole per il socialismo sovietico.
Proponeva anche la creazione di una organizzazione statale dedicata alla gestione e al controllo di tutto il sistema, il GOSKOMUPR, che avrebbe lavorato a fianco del GOSPLAN, l’istituto che gestiva e programmava i piani quinquennali. Nella sua lettera Kitov scriveva inoltre, con un certo entusiasmo, che «L’informatizzazione della gestione economica rende possibile il massimo impiego dei principali vantaggi economici del socialismo: l’economia pianificata e il controllo centralizzato. La creazione di un sistema automatizzato di gestione automatizzato significherebbe un balzo rivoluzionario nello sviluppo del nostro Paese e garantirebbe il trionfo del socialismo sul capitalismo.» Kruscev non rimase inerme alla lettera e convocò sul tema il Comitato Centrale.
Il Comitato Centrale nel Maggio e nel Giugno del 1959 approvarono parte del piano di Kitov. Si decise per l’istituzione di una commissione governativa guidata dal generale Konstantin Konstantinovič Rokossovskij e dall’informatico Aksel Berg, uno dei più forti sostenitori di Kitov. Inoltre venne promulgato un piano che impegnava la ricerca tecnologica e scientifica per la progettazione e costruzione di nuovi computer che venissero impiegati nell’efficientamento dell’economia. La principale proposta di Kitov, cioè la creazione del EGSVC e quindi dell’unificazione del sistema, non aveva trovato spazio nelle risoluzioni del Comitato Centrale.
Kitov non si arrese. Lui, Berg, e il vicecapo del Consiglio della Cibernetica Aleksej Ljapunov presentarono una relazione “Sulle possibilità di automatizzare la gestione dell’economia nazionale” alla Conferenza di tutta l’Unione sulla matematica e l’ingegneria informatica nel Novembre 1959, trovando un sostegno generale della comunità scientifica sovietica. Nello stesso periodo invia una nuova lettera al Segretario Kruscev, spiegando come i costi, enormi, di un sistema così rivoluzionario potessero essere assorbiti. Per Kitov infatti era insensato e improduttivo separare scopi civili e militari in un sistema che funzionava proprio perché unico e centralizzato. Funzionava perché elaborava una enorme mole di dati senza perdere efficienza, senza che dovesse lavorare in due campi separati.
Il suo è il primo progetto della storia di un sistema “dual use” e se fosse stato implementato avrebbe fatto avanzare tecnologicamente l’Unione Sovietica decenni avanti agli Stati Uniti. Questa seconda lettera fece letteralmente infuriare il Ministero della Difesa, che riteneva inefficiente e inammissibile unire scopi civili e militari, soprattutto non gradì affatto le critiche di Kitov alla lentezza con cui stava progredendo il progetto. Kitov venne espulso dal PCUS ed estromesso dal progetto. Nonostante ciò il Comitato Centrale confermò l’intenzione di accelerare lo sviluppo cibernetico dell’URSS. Kitov, assieme a Berg, continuò comunque a sollecitare il Partito.
Nel 1960 scrisse per la rivista ufficiale del PCUS Kommunist, assieme a Berg e Ljapunov, un articolo dove sosteneva che ad un computer sarebbero bastati solo due o tre minuti per completare un’operazione che per un essere umano avrebbe richiesto una settimana. Nel 1961, poco prima del XXII Congresso del PCUS, pubblicò un articolo per il primo volume della raccolta scientifica “Cibernetica al servizio del comunismo” dove definisce l’economia pianificata sovietica come “un complesso sistema cibernetico, che include un numero enorme di cicli controllati interconnessi”. L’articolo ebbe un tale successo che il Congresso inserì lo sviluppo cibernetico un punto fondamentale nella costruzione delle basi del comunismo.
La risonanza arrivò anche negli USA, dove la rivista Operations Research commentò l’articolo confermando che «Se qualsiasi Paese volesse ottenere un’economia completamente integrata e controllata nella quale si applicano i principi “cibernetici”, l’Unione Sovietica sarebbe in vantaggio rispetto agli Stati Uniti nel raggiungere tale obiettivo. La cibernetica potrebbe essere una delle armi considerate da Kruscev per “seppellire” l’Occidente.» Oltretutto il PCUS stesso agli inizi degli anni 60 riteneva fondamentale far fare alla pianificazione economica un salto di qualità rispetto alla industrializzazione avvenuta durante Stalin, che aveva raggiunto i suoi obiettivi in tempi rapidi e che non bastava più per mantenere lo stesso slancio nello sviluppo economico. È proprio nel 1962 che entra nella storia Viktor Gluškov.
Gluškov era il direttore dell’Accademia delle Scienze Sovietica dell’Ucraina. Ucraina che proprio a Kiev aveva la sede dell’istituto di Cibernetica più grande e importante del paese. Gluškov riprese il progetto di Kitov e lo rimodellò aggiungendo dettagli e migliorandone l’implementazione. Aveva in Aleksej Kosygin, uno dei più importanti leader del governo sovietico, pieno supporto e visitò più di 100 organizzazioni nel paese per definire il nuovo piano di digitalizzazione dell’economia. Gluškov voleva che la rete informatica monitorasse tutto il lavoro, la produzione e la vendita al dettaglio, e propose inoltre l’eliminazione della moneta e il completo affidamento sui pagamenti elettronici. Un primo passo verso la fine della moneta.
Credeva fortemente che l’automazione dell’economia e la sua centralizzazione informatica andasse verso l’obiettivo marxista di una società senza più la moneta e senza lo stato, quindi pienamente comunista. Gluškov a differenza di Kitov collaborò con gli economisti sovietici, tra i quali Nikolaj Fedorenko. Assieme ad esso ideò una rete unificata a tre livelli per la pianificazione e gestione ottimale, con decine di migliaia di centri per raccogliere le “informazioni primarie”, 30-50 centri di livello intermedio nelle maggiori città e un centro al livello più elevato per controllare l’intera rete. Si poteva in questo modo raccogliere tutti i dati economici in un colpo solo, eseguire l’immagazzinamento nei data center e la fruibilità da parte di tutte le istituzioni più importanti in tempo reale e da un unico punto.
Un progetto di così grande impatto non poteva essere implementato senza un radicale cambiamento del sistema produttivo sovietico. Una rivoluzione che colpiva ogni livello, dai ministeri al direttore di fabbrica. Questo enorme cambiamento impaurì molti funzionari, direttori, istituzioni e ufficiali sovietici, che vedevano nell’automazione progressiva dell’economia e la digitalizzazione della stessa come un attacco alle proprie posizioni di influenza politica ed economica. Su tutti il Comitato statale per la pianificazione, il GOSPLAN, si oppose fermamente al progetto di Gluškov, il quale venne fortemente ridimensionato consentendo sì lo sviluppo ma a livello locale, gestito dai singoli ministeri e non interconnesso.
Il piano così snaturato venne quindi implementato solo a livello locale, il piano per la rete nazionale non fu attuato, le aziende e i ministeri continuarono a creare propri sistemi individualmente e senza alcuna coordinazione. Il EGSVC di Kitov venne quindi chiuso definitivamente. L’avvento di ARPANET, il padre dell’internet che conosciamo, nel 1969 negli Stati Uniti preoccupò la dirigenza sovietica, che decise quindi di riprendere uno sviluppo informatico nazionale. Gluškov nel 1970 propose quindi un nuovo piano. Si chiamava OGAS, “Sistema nazionale automatizzato di contabilità ed elaborazione delle informazioni”. Per incontrare meno opposizione possibile lo ideò come un sistema di controllo dei soli flussi d’informazione economica, rendendo più efficiente il sistema esistente senza riformarlo.
Il XXIV congresso del PCUS, riunitosi nel 1971, rese pubblico l’OGAS e venne approvata la sua implementazione immediata a livello nazionale. Proposito che venne però abbandonato, temendo frizioni tra le varie istituzioni e agenzie sovietiche, si decise quindi di rallentarlo fin dal principio. Fino al 1981 varie risoluzioni e proposte vennero implementate e approvate, ma i ministeri non cooperavano tra loro e continuarono a sviluppare i propri sistemi di raccolta dati e di elaborazione, senza portare alla loro unificazione nel sistema progettato da Gluškov. La morte dello stesso avvenuta il 30 gennaio 1982 pose nei fatti fine all’OGAS, nonostante l’interesse pubblico sovietico fosse molto forte. Lo stesso Gorbačëv non riuscì, nonostante le pressioni della comunità scientifica, a riprenderlo.
Con la dissoluzione dell’URSS, l’OGAS cadde nel dimenticatoio e già nel 1990 l’Unione, oramai alla fine della propria vita, ebbe il suo dominio .su su Usenet, la rete internet statunitense che dagli anni 80 stava espandendosi in tutto il mondo. La cibernetica sovietica è forse la più grande occasione mancata dall’Unione Sovietica e dal Partito Comunista. Quello che nei fatti sarebbe potuto essere l’inizio di una delle più grandi invenzioni dell’umanità come prodotto del socialismo reale e non dell’occidente, come oggi è consolidato nel senso comune, poteva cambiare la storia intera. Un internet con la falce e il martello applicato già dalla fine degli anni 50 nell’intero sistema economico, nell’intera stratificazione della società, sia in scopi civili che militari, è puro futurismo ma senza alcun briciolo di utopia.
Questo grande peccato però ancora può insegnarci e ci insegna molto. Innanzi tutto smentisce l’idea liberale per la quale senza il “divino” privato, senza la “competizione” del libero mercato, non ci può essere innovazione né progresso. Nonostante la stessa ARPANET fosse un progetto pubblico sviluppato e finanziato dal governo statunitense, la storia di OGAS ed EGSVC è l’esemplificazione di quanto un sistema collettivista e pubblico, socialista, possa non solo innovare, ma anticipare di decenni scoperte e invenzioni. Kitov e Gluškov hanno altresì dimostrato che la comunità tecnologica e scientifica sovietica, e di altri paesi socialisti come la DDR (ad esempio), erano ispirate, vitali e fucine ultraproduttive di idee e ricerche senza il bisogno di alcuna logica di profitto alla base.
Una dirigenza attenta e lungimirante avrebbe potuto cogliere questa enorme occasione. Purtroppo quella del PCUS non lo era. Si badi, l’Unione Sovietica ha conseguito traguardi giganteschi ineguagliati ancora oggi. I suoi successi scientifici, sociali, civili, militari ed economici rimangono tali nonostante i molti errori, alcuni gravi, commessi. È legittimo pensare che senza la gigantesca pressione della Guerra Fredda il pensiero del Partito Comunista sarebbe potuto essere più libero da condizionamenti provocati dalla rivalità con l’occidente, senza il terrore di una guerra nucleare, senza la paura di essere umiliati, senza i timori che grandi cambiamenti avrebbero potuto sconvolgere lo status quo e quindi permesso “all’altra parte” di prevalere. Eppure, è stata una grande Rivoluzione.
Oggi si parla sempre di più di un processo irreversibile di automazione dell’economia e del sistema produttivo. Robotica sempre più avanzata e lo sviluppo esponenziale delle AI sono a prova di qualsiasi luddismo. Il problema è che se ad attuarlo sarà il capitalismo, i risultati porterebbero alla nascita di un mondo distopico dove le corporazioni, le aziende, hanno potere assoluto e sempre meno persone accumulerebbero i frutti del lavoro delle macchine. Usare lo stesso spirito rivoluzionario di Gluškov e Kitov per mettere in campo una rinnovata lotta di classe per una piena automazione diretta e controllata dalla collettività non è solo possibile, ma necessario.
Marx approva e l’URSS vive ancora.
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